Ansia da Separazione: quali le cause

Le cause sono molteplici e implicano sia aspetti neurobiologici e temperamentali  sia relazionali, affettivi, sociali  ed educativi, tra loro interrelati.

L’ansia, nelle sue manifestazioni emotive, neurofisiologiche e comportamentali, è determinata da particolari modalità di elaborazione cognitiva agite dal bambino in particolari situazioni, che implicano a più livelli (percettivo, inferenziale, valutativo) processi cognitivi distorti.

Nello specifico sembra che il bambino reagisca alla propria rappresentazione cognitiva dell’ambiente piuttosto che all’ambiente così com’è.

Nei disturbi d’ansia prevalgono infatti schemi cognitivi dominanti riguardanti minacce di perdita, intenso timore per le critiche o di danno fisico, rispetto ai bambini non ansiosi.

I bambini ansiosi appaiono spesso tormentati da pensieri negativi quali ad esempio la paura di essere abbandonati, feriti, spaventati, dalla sensazione di pericolo di fronte ad un nuovo stimolo, dalla propria autovalutazione di incapacità ed inadeguatezza.

Lo scompenso clinico tende  a verificarsi in coincidenza con eventi che attivano:

a) Gravi timori di perdita (ad esempio un trasloco, un trasferimento, perdita di un familiare importante, allontanamento per lavoro di una figura familiare di riferimento)

b) Percezioni intollerabili di costrittività nel bambino (ad esempio incontro con un insegnante particolarmente rigido o critico)

L’impossibilità di riconoscere e spiegare  in modo coerente le fluttuazioni emotive porta a spiegarsele in termini di malattia fisica o di cause esterne.

I sintomi prodotti a questo punto dal bambino come ad esempio malesseri fisici (mal di testa, nausea, vomito, mal di pancia…) o la fobia scolare (non voler andare più a scuola) cercano di ripristinare l’equilibrio relazionale minacciato.

Il bambino agisce, dunque, strategie utili a ripristinare la vicinanza delle proprie figure di accudimento fonte di cura e sicurezza.

Questi comportamenti del bambino sono spesso erroneamente interpretati dalla famiglia come evitamenti di un pericolo esterno (spesso proveniente dall’ambiente scolastico). Determinano, inoltre, nei  genitori  risposte di allontanamento che confermano nel bambino i sentimenti di paura per la perdita e lo spingono ad attuare nuovamente comportamenti di controllo e di prossimità, alimentando un circolo vizioso che si auto mantiene.

il bambino che percepisce ansia per la separazione, rifiuta di andare a scuola – per stare insieme alla mamma e mantenere la vicinanza -; la mamma, per contro, lo allontana allo scopo di bloccare il suo evitamento aumentando l’ansia del bambino che si sente abbandonato e quindi minacciato nella sua sicurezza, aumentano gli evitamenti e i comportamenti coercitivi per mantenere la vicinanza e placare così l’ansia. Questi comportamenti genitoriali non fanno altro che confermargli la paura – reale o fantasticata – di perdere l’oggetto d’amore.

La madre che non riconosce l’ansia e la paura del bambino per la separazione, la attribuisce ad una causa esterna: in tal modo frantuma la sintonizzazione affettiva con il figlio alimentando in lui comportamenti disfunzionali volti alla ricerca di sicurezza e rassicurazione e ad impedire l’abbandono.

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