Genitori e Figli

I rapporti tra genitori e figli rappresentano da sempre una questione delicata e difficile, talvolta un vero e proprio problema, che si accentua durante l’adolescenza.

È difficile comunicare e comprendersi per via della differenza di età: i figli sostengono che i genitori appartengono a una generazione precedente e hanno una mentalità e una concezione della vita arretrata di 25-35 anni rispetto alla loro. I genitori considerano invece tale differenza di età come positiva, come esperienza in più che ai figli manca.
È difficile comprendersi anche per la differenza di ruolo: i genitori si sentono responsabili dei figli e vorrebbero, spesso in buona fede, indirizzarli per il meglio nella vita, ma talvolta ciò si traduce in imposizione, in autoritarismo, e produce solo conflitti. I figli dal canto loro, man mano che crescono, desiderano (e meritano) più autonomia ma talvolta esagerano e sono inconsapevoli dei rischi cui vanno incontro.
È passato il tempo in cui i genitori potevano plasmare e controllare i figli a loro piacimento, ma non è ancora venuto (né mai verrà) il tempo in cui i figli possano fare a meno della guida e dei consigli dei genitori.

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Genitori di bambini iperattivi e disattenti

Quale formazione

Nella maggior parte dei casi i genitori di un bambino con tale problema, si trovano a non esser sufficientemente preparati nell’affrontare la vasta gamma di difficoltà in cui si imbattono nel crescere il proprio figlio. Alcune volte non si rendono conto di contribuire essi stessi a creare problemi nel bambino a causa del loro personale disagio psicologico, altre volte invece le difficoltà possono aumentare a causa della disiformazione o della cattiva informazione, in materia di pratiche educative.

      Gli obiettivi della formazione dei genitori sono:

  1. Insegnare a gestire meglio il proprio stress emozionale nel rapporto con bambino dificile. Si tratta di guidarli ad apprendere che la causa dei loro stati d’animo negativi, di collera, ansia, depressione, risiede non tanto negli eventi che si verificano, ma nel modo in ci essi percepiscono, interpretano e giudicano tali eventi. L’intento è quello di far sperimentareai genitori che possono essere in grado di superare i propri problemi emotivi, evitando che essi si ripercuotano sul comportamento del bambino.
  2. Mostrare ai genitori come applicare l’autocontrollo emozionale ai problemi emotivi del bambino, affinché siano in grado di aiutarlo a imparare a dominare gli stati d’animo negativi anziché esserne sopraffatto.
  3. Far acquisire ai genitori le informazioni necessarie per comprendere meglio il comportamento del bambino e correggere eventuali convinzioni erronee in fatto di pratiche educative.
  4. Insegnare ai genitori abilità di problem solving e procedure di modificazione del comportamento per affrontare i problemi presentati dal bambino.

      L’intervento, nella forma completa, si articola in 8-10 incontri di 90 minuti ciascuno. Le dimensioni del gruppo può variare da 5 a 12 persone. La quantità ottimale è di 8-10 partecipanti, poiché un gruppo di tali dimensioni, consente di affrontare una vasta gamma di stuazioni e nello stesso tempo ofre a tutti la possibilità di assumere una parte attiva nelle discussioni. Quando partecipano al gruppo entrambe i genitori, possono essere incluse fino a 16 persone. In tal caso è però preferibile estendere la duratadi ogni incontro a due ore.

Adolescenti e Famiglia

Essere genitori di adolescenti è diverso e più complicato che essere genitori di bambini.

L’adolescenza dei figli non ne trasforma solo il corpo, la mente, i rapporti con gli altri; essa trasforma anche l’identità dei loro genitori, avviando una lunga fase di ricontrattazione dei ruoli e delle relazioni familiari, spesso né facile, né indolore.

Un genitore può sperimentare disagio nell’educare in relazione alla scarsa conoscenza di se stesso e del proprio figlio. Con il presente lavoro si vuole fornire uno stimolo per riflettere sulla propria funzione educativa e sulle modalità di interagire con i figli.

Fin da quando ci si prepara a diventare genitori si comincia ad assumere un ruolo, a recitare una parte, dimenticando di essere una persona. Può accadere che si assumano dei particolari atteggiamenti (“non devo mai mostrarmi arrabbiato” oppure “devo riuscire a farlo felice”), perché si crede che i genitori debbano comportarsi in quel modo. Queste persone, diventati genitori, sentono di dover essere sempre all’altezza della situazione, di dover sempre amare i figli, di dover essere sempre accettanti e tolleranti senza condizioni, di dover mettere da parte i propri bisogni e sacrificarsi per i figli, di dover essere giusti in ogni circostanza e, soprattutto, di non dover ripetere gli errori dei propri genitori

La consulenza svolta in diverse scuole e privatamente, mi ha portato ad incontrare genitori in difficoltà nella relazione con i propri figli.

L’esperienza maturata nel campo della relazione d’aiuto con l’adolescente in crisi, mi ha fatto riflettere sull’assoluta necessità di riuscire a collaborare con i genitori. Agire sulle loro risorse per ampliarle al fine di accrescere le loro capacità educative, può rappresentare un vitale contributo al ben-essere dei bambini e degli adolescenti. Credo di non esagerare affermando che ogni intervento di prevenzione primaria con adolescenti dovrebbe coinvolgere, piuttosto che escludere, i genitori, riconoscendogli il ruolo di parte integrante nel sistema famiglia-con-adolescenti che si sta trasformando.

La collaborazione con i genitori, il favorire la scoperta delle loro competenze, è l’oggetto dei corsi formativi per genitori realizzati, da un decennio circa, in alcune scuole romane. Questo lavoro vuole essere un’integrazione teorica di quanto viene discusso negli incontri, arricchito dagli stessi contributi dei partecipanti.

La sensazione di impotenza e di inadeguatezza è il sentimento che più spesso mi portano nelle consultazioni psicologiche i genitori. Il loro vissuto di incompetenza è il frutto dell’identificazione che avviene con il figlio. Il genitore arriva a sentire come propria quella sofferenza che il giovane vive nelle prime esperienze, avventurandosi da solo, all’esterno della famiglia. La possibilità di uscire dal senso di impotenza, di smettere di arrabbiarsi con se stessi e di caricarsi di sensi di colpa è collegata allo smettere di cimentarsi inimprese impossibili. I genitori non possono controllare il destino, né forzare le decisioni, ma possono sicuramente incidere nella costruzione dell’autostima dei figli, fornendo loro esperienze di vita positive.

La constatazione dell’irripetibilità dell’umano, dell’unicità dei bisogni e dei contesti di provenienza, diversi per ogni singola famiglia, hanno fatto venir meno l’utopia di un modello educativo universalmente valido.

Il concetto che non esista un formula magica, definitiva e sempre applicabile, è da intendersi come risorsa e non come limite, come accade a quei genitori che vorrebbero delle risposte alla domanda: “Come devo comportarmi dottoressa?”

Il primo ed il più importante educatore del figlio è il genitore. L’obiettivo che mi propongo è quello di valorizzarne il ruolo favorendo una maggior fiducia nelle sue risorse, utilizzando i momenti critici con i propri figli, cercandone il significato attuale, che, molto spesso, ha origine nel suo passato.

Comprendere per un genitore un semplice concetto come “è sano cambiare”, applicandolo a se stesso in prima persona, permette al figlio di uscire dallo stallo di una crisi. Essa corrisponde ad un momento di blocco che sta indicando la difficoltà del ragazzo di prendere delle decisioni (krisis dal greco = giudicare, scegliere), laddove sente la sua sperimentazionecome dolorosa e pericolosa, in modo da poter ripartire verso il futuro.

Educare è, in fondo, essere in perenne ricerca, stare all’interno di un dinamismo di crescita e di autoeducazione. La prima qualità per essere educatori non è, infatti, quella di avere raggiunto la propria maturità e di ritenersi pronti per educare, ma è piuttosto la disponibilità ad un azione educativa su di sé.  È la capacità di ricercare sempre le soluzioni più adeguate in quel momento, per quel ragazzo, in quella situazione, ben sapendo che ricette o soluzioni a priori non esistono.