Genitori di bambini iperattivi e disattenti

Quale formazione

Nella maggior parte dei casi i genitori di un bambino con tale problema, si trovano a non esser sufficientemente preparati nell’affrontare la vasta gamma di difficoltà in cui si imbattono nel crescere il proprio figlio. Alcune volte non si rendono conto di contribuire essi stessi a creare problemi nel bambino a causa del loro personale disagio psicologico, altre volte invece le difficoltà possono aumentare a causa della disiformazione o della cattiva informazione, in materia di pratiche educative.

      Gli obiettivi della formazione dei genitori sono:

  1. Insegnare a gestire meglio il proprio stress emozionale nel rapporto con bambino dificile. Si tratta di guidarli ad apprendere che la causa dei loro stati d’animo negativi, di collera, ansia, depressione, risiede non tanto negli eventi che si verificano, ma nel modo in ci essi percepiscono, interpretano e giudicano tali eventi. L’intento è quello di far sperimentareai genitori che possono essere in grado di superare i propri problemi emotivi, evitando che essi si ripercuotano sul comportamento del bambino.
  2. Mostrare ai genitori come applicare l’autocontrollo emozionale ai problemi emotivi del bambino, affinché siano in grado di aiutarlo a imparare a dominare gli stati d’animo negativi anziché esserne sopraffatto.
  3. Far acquisire ai genitori le informazioni necessarie per comprendere meglio il comportamento del bambino e correggere eventuali convinzioni erronee in fatto di pratiche educative.
  4. Insegnare ai genitori abilità di problem solving e procedure di modificazione del comportamento per affrontare i problemi presentati dal bambino.

      L’intervento, nella forma completa, si articola in 8-10 incontri di 90 minuti ciascuno. Le dimensioni del gruppo può variare da 5 a 12 persone. La quantità ottimale è di 8-10 partecipanti, poiché un gruppo di tali dimensioni, consente di affrontare una vasta gamma di stuazioni e nello stesso tempo ofre a tutti la possibilità di assumere una parte attiva nelle discussioni. Quando partecipano al gruppo entrambe i genitori, possono essere incluse fino a 16 persone. In tal caso è però preferibile estendere la duratadi ogni incontro a due ore.

Annunci

Terapie psicologiche efficaci con bambini disattenti e iperattivi

E’ stato da tempo riscontrato che i disturbi del comportamento sono al secondo posto, dopo le difficoltà di apprendimento, tra le cause di segnalazione che giungono, dalla scuola,  ai vari servizi territoriali. All’interno dei disturbi di comportamento i più diffusi sono il disturbo da deficit d’attenzione e iperattività e il disturbo oppositivo-provocatorio. Si tratta di categorie diagnostiche relativamente recenti che risalgono agli inizi degli anni ’80, quando venne pubblicata la terza edizione del sistema di classificazione diagnostica noto come DSM (messo a punto dall’associazione psichiatri americani). La tendenza all’ipermotricità, le difficoltà attentive e la scarsa capacità di autocontrollo sono le caratteristiche che sono maggiormente evidenziate nei bambini con disturbi comportamentali. Nel corso degli anni le etichette diagnostiche si sono trasformate in seguito al raggiungimento di nuove acquisizioni sull’argomento. Anche la concezione eziologia dei disturbi ha subito varie trasformazioni. Attualmente prevale la tendenza a considerare rilevante la componente genetica ed ereditaria, pur non negando l’influenza di altri fattori, quali complicazioni relative alla gravidanza e al parto, esposizione a particolari sostanze tossiche, danno neurologico, caratteristiche dell’ambiente sociale ed inadeguatezze nelle pratiche educative.

La maggior parte dei contributi sullo studio dei disturbi del comportamento proviene dagli Stati Uniti, dove all’inizio degli anni novanta si potevano contare circa 5000 ricerche sull’argomento. Per quanto riguarda il nostro Paese, dopo i fallimentari tentativi di trovare le cause del problema all’interno di dinamiche inconsce, si è cercato per molto tempo di eludere il problema o si è ricorso a interpretazioni mediche ormai obsolete. Basti pensare che fino a non molti anni fa in Italia, la maggior parte degli operatori dei servizi di neuropsichiatria infantile, utilizzava ancora l’etichetta diagnostica “disfunzione cerebrale minima”, che nell’ambito della comunità scientifica internazionale è orma in disuso dagli anni settanta. Se poi passiamo all’ambiente scolastico, non è poi tanto raro imbattersi ancora in descrizioni quali “alunno caratteriale”.

LE STRATEGIE D’INTERVENTO

Le principali procedure rientranti in un piano di terapia d’intervento:

  1. intervento clinico col bambino
  2. formazione dei genitori
  3. consulenza sistematica alla scuola

Alcuni sostengono che essendo il disturbo di natura biologica, le uniche cure efficaci siano necessariamente di tipo biologico. Tale affermazione ha in sé un grande errore di fondo del tipo pentitio principii in quanto esistono diverse patologie che, pur essendo di natura biologica, sono trattate efficacemente con terapie non biologiche in grado di ridurre significativamente la sintomatologia facente parte del disturbo. Vorrei inoltre rilevare che il trattamento farmacologico ha in sé alcuni limiti rilevanti:

  • gli effetti positivi cessano poche ore dopo la sospensione del farmaco, ripristinando la situazione precedente anche dopo anni di somministrazione;
  • il farmaco non potrà mai insegnare al bambino con tali problemi, alcune abilità in cui è estremamente carente, ad esempio le abilità sociali, la tolleranza alla frustrazione, l’autocontrollo emotivo;
  • il farmaco può accentuare nel bambino il locus of control esterno, può cioè rafforzare la convinzione che in lui possono verificarsi dei cambiamenti solo per l’intervento di fattori esterni (cioè per la medicina);
  • in conseguenza di ciò può indebolirsi nel bambino il senso di auto-efficacia e, quindi, la sua capacità di contare sulle proprie risorse personali.